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“Arte costruttiva, interattiva e sensoriale, ma anche e soprattutto percettiva… la sua ricerca non è condizionata da nulla, né da mode, né da mercato, anzi, essa ha, e certamente avrà, vita autonoma lunga, quant’è quella del vedere e della visione…”

Introducendo Carlo Toni, in arte Carlton, nulla mi è parso più vero che descrivere la sua arte con le parole del Prof. Francesco Martani, creatore del Centro Museale d’Arte Moderna e Contemporanea Cà la Ghironda di Zola Predosa (BO). Premetto che chi scrive non si pone nell’atteggiamento del critico d’arte, formato e forgiato da una cultura che nel bene e nel male ne detta le regole e ne influenza le scelte, bensì in quello di un amico stupito dalla grande bellezza che un uomo normale, così come si definisce, è stato capace di suscitare come sentimento primordiale. Conosco Toni da circa vent’anni, e quello che ci ha unito in tutto questo tempo è stata la passione per l’arte della stampa moderna, nata con l’invenzione dei caratteri mobili da parte di Gutenberg e trasformata oggi in molteplici forme di comunicazione visiva. Ed è proprio questa comunicazione visiva, estremamente efficace e talvolta cruda, la base sulla quale si identifica il processo creativo dell’artista. Questa intervista prende forma dalla ricerca di livelli logici molto sintetici ma significativi, nella speranza di permettere la percezione del percorso personale che ha portato Toni ad essere apprezzato e riconosciuto nel mondo dell’arte contemporanea.

Carlo, qual è stata la scintilla che ha acceso in lei questa passione?
Tutto è nato a seguito di un periodo molto difficile della mia vita, nel quale gli unici stimoli che riuscivo a generare mi hanno portato a vedere a ritroso tutta la mia storia, e mi sono reso conto che più ho vissuto e più ho riempito il raccoglitore che avevo nella testa fino al punto di un annullamento del pensiero, al vuoto più totale.
E da questo vuoto è nata una nuova vita, quasi come se questa implosione avesse generato un nuovo big bang.
Ed è stato passeggiando solo in un bosco che ho avuto l’intuizione…

Che cosa ha attratto la sua attenzione?
Qualcosa che non ha nulla a che fare con la natura ma che a volte capita di incontrare ai bordi dei sentieri: le lattine. Il primo pensiero è stato quello di riconvertirle e da lì sono partito con la realizzazione delle prime farfalle. Uso le lattine per creare i soggetti delle mie opere, ma non solo: l’elemento principale è comunque il metallo.

Qual è l’ambiente dove preferisce realizzare le sue opere?
Ho ricavato il mio studio in uno spazio all’interno dell’azienda grafica che ho fondato molti anni fa.

Quali sono gli strumenti che utilizza?
Principalmente forbicine e pinzette, e qualche volta le colle mi aiutano a tenere insieme più parti.

Come nasce l’idea del soggetto e di conseguenza dell’opera?
Ho una visione d’insieme di ciò che dovrà essere il risultato finale e, dopo averla focalizzata in tutti i suoi dettagli, comincio a costruirne le parti. Ritaglio pezzi piccolissimi di lamiera colorata e l’alluminio delle lattine è il materiale più leggero e duttile per essere lavorato. Inoltre sfrutto tutte le colorazioni che trovo già realizzate su di esse.

2Molti soggetti sono animali: quali criteri utilizza per la loro scelta?
Più che al significato specifico del singolo soggetto, cerco la metafora che li accomuna al messaggio che voglio far passare. Ci sono animali che, oltre alla specie di appartenenza in natura, si inseriscono in un contesto sociale ben preciso perché identificano un’azione o una serie di dinamiche da sempre radicate fra i popoli.

Le esperienze professionali e le capacità acquisite per essere un’eccellenza nella filiera della grafica, le sono state di aiuto per sviluppare la sua arte?

3Sono state fondamentali in quanto alcune capacità, ma soprattutto i valori che le rafforzano, li ritengo indispensabili: senza la disciplina, condicio sine qua non, precisione e ordine non esisterebbero. Anche l’attenzione per ogni singolo particolare e la ricerca della perfezione vanno costantemente alimentate. Ho tentato di replicare meccanicamente, con l’aiuto di attrezzature oggi presenti nelle aziende grafiche, singoli soggetti piuttosto che piccoli particolari, per accorgermi poi che l’esclusività che stavo cercando stava nel duplicare manualmente ogni singolo componente per renderlo unico. Inoltre ritengo importante affinare la capacità di essere un buon osservatore: di se stessi e del proprio lavoro in primo luogo, dell’ambiente che ci circonda successivamente e concentrarsi sull’unico tempo che abbiamo a disposizione e su cui ci è dato libero arbitrio, il presente. Un’altra mia grande caratteristica è la curiosità, dote che ho pian piano coltivato affinché potesse prendere il posto della paura, trasformando lo stato emotivo negativo in positivo.

La natura, specificatamente rappresentata dal regno animale e vegetale, è sempre presente con ruolo da protagonista: perché questa scelta?
Ho sempre condotto la mia vita cercando e trovando pace e serenità nella completa solitudine, contemplando l’armonia e la perfezione, cogliendo ogni messaggio e accettando ogni forma di pensiero che nasceva in questo contesto: in questo la natura è stata una valida ispiratrice e non mi ha mai tradito.

Se ho ben capito, si ispira alla natura per cogliere un messaggio che poi metabolizza e rielabora per trasmetterlo tramite i suoi soggetti sotto forma di provocazione: non per niente Martani la definisce anche come artista sociale.
Esatto, nella solitudine esprimo al massimo il mio concetto di libertà, e per questo sono contro tutti i tipi di potere, perché lo percepisco come forma di subdola aggressione nei confronti dell’uomo. Essere costretti e paradossalmente consenzienti nel fare qualcosa che non si vuole: questo è il sottile gioco del potere mediatico, economico, religioso e politico. Il significato delle mie opere posso quindi riassumerlo nell’impavido tentativo di risvegliare il genere umano invitandolo al pensiero e auspicando per esso il raggiungimento della consapevolezza, stato indispensabile per raggiungere l’agognata libertà.

Ha già esposto le sue opere in percorsi monografici e ha ricevuto altre proposte ed elogi dalla critica: ora come si sente appagato?
E’ una delusione quando qualcuno, soffermandosi davanti a un soggetto, mi dice che è “bello”: francamente non do valore a un giudizio superficiale, personale e prettamente estetico dettato da condizionamenti e da strutture sociali: il riconoscimento più importante invece si manifesta quando c’è l’interessamento al messaggio che voglio far passare e al suo significato.

4Per concludere, chi è Carlo Toni?
Mi definisco la persona più normale di questa terra. Quando sto per raggiungere il mio obiettivo, mi piace spingere sull’acceleratore e, invece di fermarmi, vedere cosa c’è oltre, stimolare la mente a reagire per dare qualcosa in più.

Ora il mio pensiero si ferma, faccio mio il prezioso consiglio di Toni allo scopo di annullare ogni forma di pre-giudizio, e col vuoto dentro guardo ogni sua opera e ascolto melodie che sento profondersi in questi incredibili soggetti. Non so se anche questa è una forma di meditazione nata con la contemplazione, quello che mi basta sapere e mi gratifica è la percezione delle mie emozioni che, anche se contrastanti, mi convincono a continuare ad avere fiducia nell’uomo. Grazie Carlo, il suo percorso è stata una scoperta entusiasmante. Finché c’è arte c’è speranza, e per me questa non è retorica.

Gianluca Bollina

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