PMagazine

“Un gusto internazionale raccontato attraverso
la ceramica, ma anche grafiche, vetri e metalli,
a partire da Francesco Nonni, Domenico Rambelli,
Pietro Melandri, Riccardo Gatti e Giovanni Guerrini,
protagonisti del Déco italiano.”

Jazz, fox-trot, tango, identità tra maschile e femminile, emancipazione femminile, orientalismo, ritmo, velocità delle automobili, modernità della metropoli, innovazione e glamour, questi sono i tratti distintivi della moda che investì gli stili di vita della classe borghese internazionale tra gli anni Venti e Trenta del ‘900. Il Déco fu appunto uno stile di vita, un gusto, come ha sottolineato Rossana Bossaglia nel catalogo della sua mostra “L’art Déco in Italia” al Museo archeologico di Aosta nel 2003, una moda che portò a una grande scoperta delle arti per la produzione di suppellettili: oggettistica, arredamento, grafiche e tessuti. Una strada già avviata dal Liberty che nel Déco vide l’abbandono delle linee biomorfe per quelle astratte, più rigorose, attente alla funzione e alla produzione in serie, avviate dalle ricerche futuriste di Depero e Balla.
“Ceramiche Déco. Il gusto di un’epoca”, a cura di Claudia Casali, in mostra al MIC di Faenza dal 18 febbraio al 1 ottobre, concentra la propria attenzione sulla produzione ceramica italiana e internazionale, a partire proprio da quella faentina, che in quegli anni fu fondamentale per lo sviluppo e l’affermazione del gusto Déco in Italia.

Questo avvenne grazie a figure di spicco come Domenico Rambelli, Francesco Nonni, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Riccardo Gatti, Giovanni Guerrini ed Ercole Drei, invasi di fermento creativo grazie all’aggiornata “scena” stimolata dal Museo Internazionale delle Ceramiche e dalla Regia Scuola Ceramica, fondati da Gaetano Ballardini nel 1908 e nel 1919.
Autori poliedrici che si occuparono anche di grafica, ebanisteria, intarsio, moda, e che furonoprotagonisti – come partecipanti e curatori – a tutte le tre Biennali Internazionali dedicate alle arti decorative (1923, 1925, 1927), organizzate da Guido Marangoni a Villa Reale di Monza, e poi successivamente alle triennali.
Nella mostra al MIC di Faenza un ruolo di rilievo è dato alla figura di Francesco Nonni di cui saranno esposte diverse opere, alcune pressoché inedite.
Per la prima volta verrà esposto al pubblico il “Corteo Orientale” del 1925 – il MIC possiede una versione successiva del 1927 – che vinse la medaglia d’Argento all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi, (Parigi sancì la nascita ufficiale dell’Art Déco) e la “Danzatrice” (1924) opera totalmente inedita.
“Déco definisce il senso e il segno di un tempo che si mescola con

le categorie di ritorno all’ordine, Valori Plastici, Novecento, astrazione e realismo magico – commenta Claudia Casali – Déco esprime il gusto eclettico di un’epoca instabile, risultato e commistione di vari stimoli, il quale, nonostante le avversità economiche e politiche, prosegue il suo cammino fino alla metà degli anni Trenta” e aggiunge “Francesco Nonni (1885-1976) dal 1919 al 1926 realizzò con Anselmo Bucci, Pietro Melandri e Paolo Zoli, i pezzi più significativi del Déco italiano”.
Le ceramiche in mostra, saranno affiancate anche da vetri, arredi e metalli di Guerrini, dalle xilografie di Nonni, dagli arredi di Berdondini, dalle ceramiche di Melandri (di cui in mostra si espone un servizio da tavola inedito), dai magnifici esemplari realizzati presso la Regia Scuola sotto la direzione artistica e creativa di Domenico Rambelli e Anselmo Bucci.
Diversi i raffronti nazionali con gli splendidi esemplari di Gio Ponti e Giovanni Gariboldi per la Richard Ginori, le manifatture Lenci e Rometti, e internazionali con le ceramiche tedesche della Repubblica di Weimar, l’austriaca manifattura Wiener Werkstätte con nuovi stilemi introdotti da Michael Powolny, Otto Prutscher, Dagobert Peche, le belghe con le manifatture di Boch Frères e la Fabbrica Imperiale e Reale di Nimy e le danesi manifatture Bing e Gröndhal di Copenhaghen, i cui pezzi esposti a Monza  furono donati dall’allora storico direttore Poul Simonsen al Museo faentino, a seguito della Biennale di Monza del 1927, per arricchire le collezioni internazionali.

 

La mostra si inserisce nell’ambizioso progetto Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia dei Musei di San Domenico di Forlì promosso dalla Fondazione Cassa dei Risparmio di Forlì e facente parte di un circuito espositivo collaterale, promosso dalla stessa Fondazione di Forlì, in cui è compresa anche “Magiche Atmosfere Déco” curata da Beatrice Sansavini e Paola Babini, presso il Padiglione delle Feste e del Divertimento di Castrocaro Terme (FC), in programma dal 18 febbraio al 2 luglio 2017.

error: Contenuto protetto da copiright