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Opero le mie scelte estrapolando dalle “forme libere”, nate da questa sperimentazione, volumi ed elementi strutturali, da integrare in un progetto, oggetto d’uso o scultura che sia.

“Progettare significa progettarmi, dare forma a quel preciso momento della mia vita. Il designer deve essere molto attento alla funzionalità e agli equilibri dell'oggetto. Realizzare se stessi nell'oggetto creato rendendolo un capolavoro perché in esso è fissato quell'istante di vita, matrice per rigenerare la vita stessa e creare un nuovo inizio e un nuovo capolavoro, come una spirale che si evolve, per tendere all'infinito”.

Roberta, raccontaci in poche righe il trailer della tua vita

centrotavola ovale KONCHILIA bianco lucidoVivo a Fiorano Modenese, ma sono bolognese di nascita. Dopo 10 anni di attività nel mio laboratorio, nel 2011 ho iniziato una stimolante collaborazione con un architetto con il quale ho condiviso l'impulso per la ricerca e la sperimentazione, realizzando opere di grandi dimensioni.

Il mio impegno nel coniugare design, architettura e scultura mi ha portato a svolgere un lavoro di ricerca sperimentale su strutture a guscio con la finalità di progettare e realizzare sculture a carattere funzionale per contesti urbani o spazi privati.

 Ora il mio obiettivo è quello di tornare nel mio territorio d'origine per portare la mia professionalità e la mia spontanea creatività a beneficio di chi desidera avvalersi della mia esperienza per cimentarsi attivamente nella sperimentazione e progettazione di oggetti e sculture.

Sei nata nella terra di mezzo, fra due aree, come quelle di Modena e di Faenza, che danno lustro all'industria ceramica italiana nel mondo: quali sono stati i tuoi primi passi da studente e come hai scoperto questi tuoi talenti?

Da bambina la mia passione era l’archeologia, poi con il passare degli anni ho appreso che non ero attratta dagli oggetti della ricerca, bensì dall'atto della ricerca stessa: essere in contatto con la terra per scoprirne le forme che riaffiorano oppure che vengono generate spostando i materiali.

Oggi sono ancora affascinata dalla vista dei terreni arati che a settembre caratterizzano i nostri paesaggi di campagna, con le loro zolle corpose e scure, che probabilmente mi evocano simbolicamente la matrice fertile e la comune origine della materia più feconda ed espressiva: l’argilla.

Hai qualche ricordo legato alla tua formazione scolastica che poi ti ha accompagnato nel tuo percorso professionale?

Ricordo con molto affetto il docente di Progettazione operativa: si chiamava Augusto Betti. La sua capacità espressiva e l'indole anticonformista e spiccatamente provocatoria ha instillato in me l'attenzione per le forme, la capacità di scoprire che dentro a oggetti finiti e di comune uso potevano nascondersi altri segni e design, cosicché da un vaso tagliato al tornio ecco uscirne una tazza. Una caratteristica delle forme è quello di suggerirne più impieghi.

Quali erano i tuoi obbiettivi finito il periodo della formazione?

4 RHo sempre avuto un approccio da scultore, chi mi è stato accanto professionalmente ha potuto constatare la mia tendenza a realizzare le opere artigianalmente, partendo da un segno per svilupparlo senza interferenze tecnologiche o digitali: è sempre stato importante sentire nelle mie mani la forza generatrice della matrice. Questa modalità operativa mi ha sempre accompagnata nella realizzazione di oggetti prodotti in serie limitata con materiale ceramico e mi sta accompagnando ancora oggi nella realizzazione dei miei nuovi progetti.

Ho iniziato da poco tempo a propormi direttamente al pubblico lanciando una collezione di monili, come esemplari unici in ceramica, con inserti in pelle e materiali tessili.

Come nascono le tue opere?

Parto da un piano di argilla, quello che generalmente chiamo “lastra”, e con le mani opero piegamenti, compressioni, torsioni che generano strutture, forme plastiche e sinuose.

Poi me ne distacco, osservo da lontano, presto attenzione ai passaggi dei volumi da concavi a convessi e verifico l’influenza di questi sulla staticità e sull’equilibrio delle forme.

Poi aspetto… quando l'argilla, perdendo parte della sua elasticità, mi permette con movimenti precisi ma decisi di definire linee e volumi.

Quindi opero le mie scelte estrapolando dalle “forme libere”, nate da questa sperimentazione, volumi ed elementi strutturali, da integrare in un progetto, oggetto d’uso o scultura che sia.

Dove possiamo ammirare alcune delle tue realizzazioni?

L'opera che più mi rappresenta, che ho intitolato Konchilia, è un centrotavola in ceramica e fa parte della Raccolta Contemporanea del Museo della Ceramica all’interno del Castello di Spezzano. Per realizzarla sono partita dallo studio di una delle forme geometriche più armoniose e alchemiche: la spirale.

Cochlea, una lampada-scultura di 2 metri realizzata con malta minerale bicomponente, è ora in esposizione presso un concept-store di Modena, mentre le sculture in cemento armato chiamate Lunule sono installate presso la sede Confindustria Ceramica a Sassuolo fino a Giugno 2016.

Definiresti con una parola lo stile delle tue opere?

Più che di stile parlerei di un linguaggio formale che comunica l’originaria matrice sperimentale e che è guidato da una visione organica secondo la quale la forma esprime con naturalezza la sua funzione. Inoltre le forme appaiono sinuose e morbide assimilandosi a quelle della natura, per me grande fonte di insegnamento ed ispirazione, ma ricercano un ideale di purezza, di sintesi massima di essenzialità. Spesso gli aspetti ergonomici sono evidenti, perché le forme nascono dalle stesse mani.

Bisogna essere attenti osservatori per ottenere tutto questo

foto di partenzaLa percezione visiva si affina attraverso la continua sperimentazione e l’attitudine all’osservazione del lavoro e delle forme naturali.

Questo approccio, nato durante gli anni di studio e sviluppato negli anni di lavoro successivi, mi ha permesso di diventare, come tu stesso hai detto, un’attenta osservatrice.

Certamente per me è importante comunicare l’utilità di questa attitudine come fonte di conoscenza e valori a chi volesse cimentarsi nella creazione di oggetti e forme.

Nelle tue parole mi sembra di cogliere una naturale tendenza alla trasmissione del tuo sapere e della tua esperienza, mi sbaglio?

Conseguita la laurea ho avuto l'occasione di essere docente di Arte della Formatura e della Foggiatura ceramica e Arte della Ceramica presso l'Istituto Statale d'Arte “G. Chierici” di Reggio Emilia: purtroppo questa esperienza è avvenuta quando la mia storia professionale stava cominciando e solo ora sono consapevole che non ho potuto trasmettere agli allievi un'esperienza di vita che oltre la mia professionalità mi avrebbe anche arricchito di spunti e aneddoti da condividere.

L’insegnamento di una materia progettuale o artistica come la scultura non è solo trasmissione di prassi e metodologie, ma attenzione alle soggettività delle persone: si tratta di stimolare e favorire la creatività individuale per indirizzare le risorse innate di un allievo al raggiungimento di un progetto.

KONCHILIA nero satinatoPer il momento continuo a comunicare il mio lavoro alle persone comuni attratte dalla scultura o dalla ceramica e organizzo laboratori di arte plastica aperti a tutti, ma non escludo, anzi auspico, di poter rientrare in un ambito formativo strutturato come quello degli Istituti superiori o delle Università.

Il mio desiderio è quello di attuare, con ragazzi motivati, percorsi formativi sull’arte plastica e sul linguaggio astratto al fine di progettare e realizzare opere con procedimenti artigianali.

Ritengo che queste esperienze siano fondamentali per integrare, nell’ambito di un processo progettuale e di comprensione della forma, risorse non sviluppate col solo utilizzo di strumenti digitali.

Tornando alle opere che hai realizzato, come ti poni di fronte alla filiera industriale?

Sicuramente come designer, ma continuando a stimolare la ricerca della forma d'uso, partendo dalla lavorazione manuale che permea l'opera di quel contenuto umano e poetico che desidero sia riconoscibile anche nell’oggetto riprodotto serialmente.

Oggi tutto questo è fattibile grazie all'enorme evoluzione tecnologica e digitale che stiamo vivendo. Le strade che il designer di prodotto può seguire sono essenzialmente due: la prima prevede la completa gestione delle fasi di lavorazione tramite software (progettazione, prototipazione e realizzazione); la seconda lascia ancora spazio alla manualità e parte da un modello abbozzato o da una forma sperimentale in argilla in seguito trasformate in oggetto digitale tramite le tecniche di rilevamento con laser scanner.

Questa modalità consente in seguito di apportare modifiche al prodotto, definendo così anche le sue dimensioni. Quest’ultima strada è quella che preferisco nell’ottica di un’integrazione tra capacità progettuali/creative e tecnologia.

Saluto Roberta, ringraziandola per l'enorme carica di energia ed entusiasmo che mi ha trasmesso, lasciandomi con un pensiero che ho carpito e che voglio condividere: «realizzare se stessi nell'oggetto creato, rendendolo un capolavoro perché in esso è “cristallizzato” quell'istante di vita, matrice per rigenerare la vita stessa e creare un nuovo inizio e un nuovo capolavoro, come una spirale che si evolve, per tendere all'infinito».

Gianluca Bollina

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