PMagazine

Da Beatrix Potter a Benito Fiola

“mi piace comunicare con immagini che non sono del tutto esplicite, inserendo messaggi nascosti, atmosfere oniriche… è il linguaggio in cui mi sento più a mio agio – Benito Fiola. ”

Quando si parla di talento, spesso non ci si sofferma su cosa sia veramente… tutti noi, oggigiorno, siamo abituati a vedere immagini che scorrono tra le innumerevoli pagine dei social media, immagini che, però, il più delle volte non vengono generate dalla creatività umana, ma dall’intelligenza artificiale, oppure nei casi migliori, da persone che utilizzano la tavoletta grafica.

Il talento, quello vero, che ha contraddistinto l’Italia e altri Paesi nel corso dei secoli, è però molto distante da un’opera creata tramite l’intelligenza artificiale, o anche mediante l’utilizzo di tavolette grafiche.

Come già sanno i nostri lettori, e come definisce in questo caso PMAGAZINE proprio l’intelligenza artificiale, la rivista si occupa attivamente di scoprire e valorizzare i nuovi talenti, non visibili al grande pubblico. Questa è sempre stata la filosofia della rivista; puntare i riflettori non sui soliti noti, ma su giovani talentuosi, il cui compito è quello di farsi scoprire.

Abbiamo pertanto puntato le luci su di un giovane, le cui illustrazioni ricordano alcune opere di Beatrix Potter, rivisitate in chiave contemporanea, ed il cui nome è Benito Fiola.

Guardando le illustrazioni dipinte a mano di Benito, si assapora l’estro e la creatività d’altri tempi, quei tempi in cui i libri per bambini coltivavano il loro intelletto, facendoli crescere tra disegni, sogni e immaginazione; cosa oramai molto rara. Un talento che potremmo tranquillamente vedere sulle copertine dei libri, o perché no, anche su cover di prodotti tecnologici, i quali potrebbero essere vestiti dall’estro del giovane Benito. Ma facciamo un passo indietro… perché abbiamo deciso di presentarvi Benito?

Come anticipato nelle righe precedenti, scorriamo spesso il display dello smartphone senza che i nostri occhi vengano catturati da un qualcosa che ci faccia fermare. Le illustrazioni di questo giovane hanno fatto si che le nostre menti venissero catapultate in Inghilterra… e a questo punto ci chiederete perché proprio in Inghilterra? Per chi non la conoscesse, Beatrix Potter è stata una delle illustratrici più famose al mondo, ed i suoi topolini hanno fatto compagnia a milioni di bambini; questi tolopini sono stati rivisti nelle creazioni di Benito e chissà, forse saranno proprio loro a portar fortuna al giovane creativo.

Benito Fiola, di origine partenopea e adozione veneta, ci spiega quando nasce la sua passione per il disegno, “la mia passione per il disegno c’è da sempre, fin da quando ero bambino. All’inizio non disegnavo molto, ma mi affascinava guardare gli altri farlo. Anche se non ero particolarmente bravo, ogni tanto ci provavo, più spinto dalla curiosità che dalla tecnica. Un vero avvicinamento al disegno è arrivato con le scuole medie, grazie all’educazione artistica. Ho iniziato a mettere su carta le idee che mi venivano in mente, a provare ad esprimermi, a fare pratica con un po’ più di consapevolezza. Crescendo, ho continuato da solo: riproducevo ciò che vedevo, facevo ritratti, sperimentavo con matita e chiaroscuro. In quel periodo la passione ha iniziato a radicarsi davvero dentro di me. Il liceo artistico è stato un passo avanti, anche se non con grandi risultati. Poi è arrivato il lavoro e, per qualche anno, il disegno è stato messo da parte: poco tempo, altre priorità… ma la passione non se n’è mai andata.”

L’estro italiano si ritrova nei colorati disegni di Benito, che potrebbero far tornare a sognare i bambini delle nuove generazioni, assorti già da piccoli davanti a schermi digitali, con cartoni animati creati al computer, nei quali alcun tipo di messaggio istruttivo viene trasmesso. I disegni di anni fa’… non tantissimi, come quelli creati dalla Disney nel ‘900, avevano un compito ben preciso, formare le nuovi menti ad analizzare, ragionare, imparare e soprattutto ad utilizzare quella creatività che ha reso l’Italia un patrimonio culturale, artistico e aziendale, riconosciuto a livello internazionale; ma ancor prima di Disney, basti pensare alle vecchie locandine create dalla lungimiranza di Luisa Spagnoli con l’aiuto del disegnatore Federico Seneca, per la sua azienda di cioccolato, le quali non hanno nulla a che vedere con i nuovi manifesti digitali, spesso spersonalizzati.

Così, Benito, tra un mare di immagini che non lasciano nulla a chi scorre velocemente lo sguardo tra i social, ci lascia un qualcosa, con la sua allegria trasmessa attraverso lo schermo, con un tocco di bacchetta ci lancia un messaggio… e così ha inizio una storia… una storia che vedrete prossimamente tramite un disegno, attraverso il quale sarete voi stessi ad immaginare come avrà inizio e fine, poiché Benito ci lascia solo una pillola di tutto ciò, con un pizzico di magia, una sola immagine dalla quale dobbiamo immaginare tutto il resto.

Ma andiamo ora a conoscere Benito Fiola, dall’altra parte dello schermo di Instagram

e TikTok.

“Poco prima di riprendere gli studi, sentivo sempre più forte che dovevo coltivare questa parte della mia vita. Volevo imparare ancora, esprimere meglio ciò che sentivo quando mi mettevo davanti a un foglio, riuscire a trasformare in immagini le idee . In età adulta mi sono iscritto alla Comics di Padova. Lavorando durante la settimana, dedicavo i giorni liberi allo studio, seguendo un percorso di tre anni che mi ha portato a conseguire il diploma da illustratore con tecniche tradizionali. È stato un periodo fondamentale e formativo, facendo pratica con varie tecniche: matita, acquerello, olio, acrilico e digitale. Ho acquisito confidenza e ho capito quanto questa strada fosse parte di me.” 

Come spiega proprio Benito, le tecniche utilizzate sono quelle tradizionali che, però, dialogano con la tecnologia, le prime non escludono le seconde; quando, invece, si utilizza solo il digitale, molto spesso si perde quello charme che rende le opere uniche nel loro genere, sia che si tratti di un acquerello, oppure di una campagna pubblicitaria.

Per tornare al discorso di prima, Benito ci fa entrare in contatto con delle sensazioni attraverso l’uso del colore, fonte di vita per la natura umana, e le varie tecniche utilizzate, lasciandoci però un regalo, quello di immaginare oltre l’illustrazione… “Quando disegno, di solito non ho un piano preciso. Per anni sono stato schematico e didascalico, ma spesso il risultato non mi soddisfaceva. Così ho iniziato a lasciarmi andare, a caratterizzare liberamente ogni cosa: le persone, l’anatomia, le situazioni… seguendo quello che mi suggeriva l’istinto.

Ascolto ciò che viene da dentro, qualsiasi immagine o emozione passi per la testa, e la trasformo in parte del disegno. Non sempre ha un significato chiaro, eppure ne ha uno vero, perché nasce da me. Non scelgo cosa raccontare: ciò che ho da dire c’è già, devo solo ascoltarlo. Disegnare è diventato un dialogo silenzioso tra ciò che sento e ciò che appare sul foglio. E credo che chi guarda possa riconoscersi in questo flusso, portando dentro di sé ciò che prova in quel momento. Per questo ho scelto di approfondire l’illustrazione tradizionale perché, in un’epoca in cui tutto è diventato molto accessibile — dall’arte digitale all’intelligenza artificiale che genera immagini — credo che ci sia un valore unico nel contatto diretto con il supporto fisico. Toccare un foglio, vedere le sfumature dei colori, i solchi delle matite, le pennellate, persino percepirne gli odori, racconta una storia diversa. Ogni gesto dell’artista — il modo in cui stende il colore o lascia un segno — comunica qualcosa di profondo, un linguaggio che va oltre l’immagine stessa.”

Il concetto di ascoltare se stessi, nel dire un qualcosa che c’è già dentro di sé, per poi trasformarlo in un disegno, crea proprio un collegamento con il metodo di lavoro di Beatrix Potter, la quale parlava con i suoi animali immaginari, prima di disegnarli, dando orgine così a delle vere e proprie illustrazioni spettacolari per l’epoca.

Benito Fiola crea le sue opere anche su commissione; possono essere ritratti oppure illistrazioni dalla natura concettuale; come egli stesso ci racconta “Mi danno tanta motivazione, perché mi piace comunicare con immagini che non sono del tutto esplicite, inserendo messaggi nascosti, atmosfere oniriche… è il linguaggio in cui mi sento più a mio agio. Illustrare un albo non è ancora realtà, ma è un sogno su cui sto lavorando. Voglio riuscire a conciliare il lavoro che ho con quello dell’illustratore, continuare a crescere, accumulare esperienza e costruire storie che raccontino, attraverso le immagini, ciò che ho dentro.”

Attualmente il giovane illustratore si sta concentrando su tecniche ben precise, quali acquerelli e matite colorate, poiché come ci spiega “sono gli strumenti che meglio esprimono ciò che sento.”

Il colore parla attraverso i disegni di Benito, dai dolci topolini, descritti nelle righe precedenti, a balene caratterizzate da sfumature del blu e dell’azzurro, in contasto con fari dal rosso acceso alternato a bianco, fino a gnomi e scene oniriche, alle quali lasciamo a voi lettori l’interpretazione, in base alle vostre esperienze e sensazioni.

Per chi volesse invece arricchire la propria abitazione con una delle opere di Benito Fiola, può visitare la pagina Instagram benito.illustrator, e mettersi in contatto diretto con il giovane talento.

Speriamo di vedere le particolari creazioni di Benito, prossimamente su libri, locandine pubblicitarie e prodotti di varia natura, in modo tale da portare con sé ogni giorno un pizzico di magia… quella magia che in questa società, manca da troppo tempo!

Nicolò Andrioli