PMagazine

L’Arte della Metropoli

“Le opere realizzate non rappresentano solo arte, ma hanno uno scopo sociale, ovvero riqualificare delle aree degradate e non solo, al fine di ridonarle alle comunità del luogo. Può essere definita arte per tutti!”

Giovani alla ribalta fanno sentire il loro grido tramite l’arte… arte che non passa inosservata, ma diventa protagonista dell’obbiettivo della macchina fotografica. 

Un tripudio di colore trasmette dinamicità all’ambiente metropolitano, allegria ed uno spirito giovane che travolge i passanti in una d’anza di street art, che ricorda un mix tra arte cubista, futurista e pop art, dando origine ad una nuova tipologia artistica firmata Truly Design.

Anche gli anni ’80 del ‘900 tornano alla luce, con i loro colori sgargianti che ci riportano indietro negli anni, nei quali il colore non era solo una scelta stilistica, ma uno specchio del boom economico e di una nuova generazione di giovani ottimisti, col desiderio di emergere e distaccarsi dal minimalismo dei decenni precedenti.

Truly Design è un collettivo nato a Torino nel 2003, i cui componenti condividono la passione per la pittura, il graphic design e l’illustrazione. Nati come street artist, le cui sperimentazioni hanno visto la luce in aree abbandonate, come ex fabbriche dismesse e depositi ferroviari, nel corso degli anni hanno sviluppato un nuovo linguaggio artistico, derivato dalla sperimentazione artistica nel campo dei murales, del graffitismo e della street art. 

Le opere realizzate non rappresentano solo arte, ma hanno uno scopo sociale, ovvero riqualificare delle aree degradate e non solo, al fine di ridonarle alle comunità del luogo. Può essere definita arte per tutti! 

Al Foro Italico di Roma, ad esempio, Truly Design ha progettato e realizzato Arcade, “un’installazione anamorfica in cui l’immagine si cela nella distorsione, e si rivela pienamente solo da un punto di vista preciso – Truly Design.”

Questa tipologia di arte, visibile nell’immagine in alto, nonostante sia street art, in questo caso particolare viene percepita dall’osservatore come una scultura, infatti come spiegato dal collettivo, per poterla vedere pienamente bisogna spostarsi, come per le sculture all’interno dei musei, o esposte nelle città.

Definito da Truly Design come “un portale tra spazio e percezione”, Arcade è stato realizzato per gli internazionali BNL d’Italia, in collaborazione con Sport e Salute.

Borders, il murales in basso, erealizzato presso la località di Chiasso in Svizzera, è stato ideato dal collettivo per l’Urban Art Chiasso Festival, evento di street art realizzato dal Comune di Chiasso. L’opera, realizzata in collaborazione con Artrust Gallery, “racconta il volo migratorio delle gru, attraverso uno sguardo inedito. Dal loro punto di vista, campi e prati si trasformano in trame astratte, superfici e geometrie in continuo mutamento. L’opera traduce il paesaggio in un linguaggio visivo essenziale, sospeso tra natura e astrazione.”

Non solo su edifici, o in ambito urban design… la street art può essere applicata anche in campi differenti come ad esempio il product design, per il quale abbiamo un magnifico esempio presentato dal collettivo per il settore sportivo, Carbon, una tavola da snowboard che, con la sua creatività porta un tocco di colore sulla neve fresca delle piste da sci. Realizzata in collaborazione con CustomMade Snowboards, dal design grafico anni ’80, ci riporta al mondo del colore, fulcro di questa nuova uscita di PMAGAZINE – La Trilogia del Design.

Altra opera di street art, molto interessante dal punto di vista sociale, è Parthenope, realizzata nel quartiere Scampia di Napoli. Nelle fotografie a lato, scattate da Angelo Ricciardi, è possibile vedere un campo da basket di Scampia, progettato da Truly Design in collaborazione con Red Bull Italia e Città di Napoli. Il progetto, come spiega lo staff di Truly Design “trasforma lo spazio urbano in un racconto simbolico e identitario.” L’opera rappresenta la sirena Parthenope nel reggere l’uovo, simbolo emblematico della città di Napoli, che rappresenta la nascita della città stessa. Secondo la leggenda, l’uovo collega la città a Castel dell’Ovo, il più antico di Napoli, sito sull’isolotto di Megaride.

Nicolò Andrioli